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Ai tempi del Coronavirus come comportarsi con Colf, Badanti e Baby Sitter



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Net Colf
16 Marzo 20
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coronavirus - netcolf

Se una famiglia ha un lavoratore domestico non in regola questo è il momento di farlo.
Assindatcolf afferma che: assumere con regolare contratto di lavoro COLF, badanti e baby sitter dovrebbe essere la regola ma la realtà ci dice altro: la maggior parte dei lavoratori domestici sono, infatti, in una condizione di irregolarità. Ora, però, che per muoversi sul territorio nazionale serve un’autocertificazione la famiglia datrice che ha il domestico in ‘nero’ rischia molto.
Come tutti sappiamo, salvo disposizioni contrarie, fino al 3 aprile 2020 l’Italia resta zona rossa, aperte solo farmacie, supermercati e altre strutture che producono beni di prima necessità.
Molte famiglie italiane, infatti, che si avvalgono della collaborazione di colf, badanti o baby sitter per i propri piccoli, si chiedono: come ci si deve comportare con il personale domestico?
Oltre naturalmente al rispetto da ambo le parti delle regole igienico-sanitarie che non è materia di tale articolo, è bene chiarire alcuni punti fondamentali in modo da indirizzare le famiglie ad assumere comportamenti nel rispetto delle restrizioni che il governo ci impone di seguire oggi.
La famiglia può accordarsi con la colf, badante o baby-sitter non convivente, di sospendere l’attività accordandosi con il lavoratore nel recupero delle ore perse una volta finita l’emergenza e considerare questo periodo di assenza come ferie o permessi.
Nel caso in cui il lavoratore domestico disponga di ferie o permessi maturati, il datore di lavoro può retribuirli garantendo così una retribuzione al dipendente.
Nell’ipotesi in cui i giorni di ferie e di permessi non siano sufficienti, o il dipendente non li abbia ancora maturati, i giorni non lavorati si considereranno assenze giustificate.
Qualsiasi tipo di accordo si decida di prendere con il dipendente varrebbe la pena sottoscriverlo.
L’Assindatcofl associazione di lavoratori domestico dà indicazioni alle famiglie che non hanno esigenza di assistenza indifferibile di considerare, come detto in precedenza, l’assenza di lavoro come ferie. Una soluzione che giova il datore di lavoro ma danneggia il dipendente quindi anche per il lavoratore domestico è stato chiesto al governo la cassa integrazione in deroga in quanto al momento per questa categoria di lavoratori non è prevista la cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali.
Se la famiglia invece è intenta a licenziare il lavoratore domestico può farlo, ma in tal bisogna rispettare i termini del preavviso che varia da 8 a 15 giorni in base all’anzianità e va pagata la liquidazione. Tuttavia se ricorre la giusta causa di licenziamento il preavviso non si applica.
Inoltre se la badante vive in casa, oltre a rispettare le regole generali, non può uscire se non strettamente per i motivi indicati in decreto , quindi solo per “fare la spesa” o portare il cane in strada. La famiglia non può limitare la sua volontà di uscire ma può decidere di non consentire più il rientro, invitando la badante o la colf a mettersi in ferie, giustificando che le sua abitudini non sono in linea con le regole e il buon senso.
Come si vede tanti sono i motivi per provvedere alla regolarizzazione del rapporto di lavoro.