Assunzioni dei collaboratori familiari ed obblighi contributivi.



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Net Colf
17 Febbraio 19
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busta paga

Assunzioni dei collaboratori familiari ed obblighi contributivi.

I lavoratori domestici, per le prestazioni svolte e a prescindere dalla relativa durata, hanno il diritto a percepire la pensione di invalidità e di vecchiaia, l’assegno di disoccupazione, la copertura assicurativa in caso di infortunio sul lavoro, di malattie professionali e di maternità e possono richiedere direttamente all’INPS gli assegni familiari.

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Per questo motivo il primo adempimento obbligatorio per il datore di lavoro consiste nel comunicare telematicamente all’INPS l’avvenuta assunzione della colf, della badante, della baby sitter o di qualsiasi altro collaboratore domestico entro, e non oltre, le 24 ore che antecedono il primo giorno di lavoro contrattualmente concordato.

Tale comunicazione è propedeutica all’apertura, da parte dell’Ente, di una posizione assicurativa e previdenziale a favore del lavoratore, finanziata dalle quote contributive tanto a carico del collaboratore domestico quanto del datore di lavoro e versate da quest’ultimo ogni tre mesi secondo il seguente calendario:

  • Dal 1° al 10 aprile devono essere versati i contributi relativi al trimestre gennaio-marzo;
  • Dal 1° al 10 luglio, i contributi relativi al trimestre aprile-giugno;
  • Dal 1° al 10 gennaio, i contributi relativi al trimestre ottobre-dicembre.

L’unica eccezione è data dalla cessazione del rapporto per dimissioni o licenziamento del lavoratore durante uno dei trimestri sopra indicati: in questo caso i contributi maturati dovranno essere versati entro 10 giorni dalla fine del rapporto lavorativo.

Laddove i suddetti termini non dovessero essere rispettati, e quindi in caso di pagamenti tardivi o parziali, sono previste sanzioni pecuniarie a carico del datore di lavoro.

Inoltre, così come si evince da quanto riportato dalla Circolare INPS n. 49/2011, diverse sono le modalità di pagamento dei contributi. Ogni tre mesi, infatti, i versamenti possono essere eseguiti:

– utilizzando il bollettino MAV predisposto dall’INPS;

– direttamente sul sito INPS

– rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito “reti amiche” come tabaccherie e sportelli bancari;

– tramite contact center al numero verde 800.164.

 

SOSPENSIONE

Premesso quanto appena detto, è importante sapere che in presenza di periodi in cui il collaboratore domestico risulta impossibilitato ad effettuare le prestazioni lavorative perché assente, l’obbligo contributivo a carico del datore di lavoro è sospeso.

Secondo quanto disposto dalla normativa vigente, la sospensione si verifica in caso di aspettativa per motivi personali, congedo di maternità e malattia o infortunio di durata superiore a quella riconosciuta come retribuita, precisando che:

  • Nel caso di richiesta per aspettativa per motivi personali (da non confondere con le ferie) il datore di lavoro non ha alcun obbligo né contributivo e né retributivo;
  • Nel caso di congedo di maternità, e per l’intera sua durata, alla lavoratrice madre è corrisposta a titolo di retribuzione un’indennità erogata direttamente dall’INPS (e non dal datore di lavoro) e ai fini pensionistici è previsto l’accredito figurativo dei contributi;
  • Nel caso di malattia o infortunio il datore ha l’obbligo retributivo e contributivo solo per determinati periodi la cui durata dipende dall’anzianità di servizio; oltre questi periodi viene meno tanto l’obbligo retributivo quanto quello contributivo dello stesso datore di lavoro.

Per le modalità di sospensione del versamento dei contributi, si rimanda a quanto stabilito dall’INPS che, con messaggio n. 1643/2016, ha illustrato la procedura online utile per le comunicazioni di sospensione dell’obbligo contributivo.

Inoltre si ricorda che la comunicazione della sospensione è possibile “solo per i trimestri per i quali non è dovuto alcun contributo a qualsiasi titolo. La sospensione che ricade all’interno di trimestri parzialmente coperti da contribuzione è insita nella causale di pagamento e corrisponde alle settimane non indicate come lavorate”, motivo per il quale, in quest’ultimo caso, non è necessario ricorrere alla procedura della sospensione.

 

 

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