COLF, BADANTI E BABY SITTER HANNO DIRITTO ALLA NASPI?



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Net Colf
14 Ottobre 19
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Naspi

Ogni qualvolta si procede alla risoluzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, causata da motivi non collegabili alla semplice volontà del lavoratore, il legislatore prevede l’erogazione di un’indennità sostitutiva della retribuzione al fine di garantire a colui il quale versa in uno stato di disoccupazione una vita dignitosa (ex art. 36, Cost.) e, allo stesso tempo, di incentivare la sua ricerca ad una nuova occupazione.

La NASpI trova, dunque, il suo fondamento tanto nell’art. 36, quanto nell’art. 38 della Costituzione che ha il merito di garantire una continuità della retribuzione anche in quei casi in cui si verificano eventi che sospendono la prestazione normalmente svolta dal lavoratore: e ciò accade in presenza di situazioni quali la malattia, la maternità, l’infortunio o la perdita involontaria del lavoro,

La suddetta indennità è erogata, previa sussistenza di determinati e specifici requisiti, a tutti i lavoratori subordinati, compresi i collaboratori domestici assunti regolarmente; Per quest’ultimi si applica, quindi, la disciplina generale in materia di indennità di disoccupazione: l’unica differenza si riscontra solo nel diverso computo del requisito generale delle 30 giornate di lavoro nei 12 mesi antecedenti la risoluzione del rapporto che, nel caso di specie, si trasformano in 5 settimane, ognuna di almeno 24 ore di lavoro.

 

Requisiti NASpI Colf:

Presupposto fondamentale per l’erogazione della NASpI è la contemporanea sussistenza dei seguenti requisiti:

  • La perdita del lavoro deve essere involontaria e ciò si verificata nei casi di licenziamento per GC, GMS e GMO, nonché nel caso di dimissioni per giusta causa;
  • Il lavoratore deve presentare minimo 13 settimane di contribuzione nei 4 anni che antecedono la data di cessazione;
  • Il lavoratore deve aver lavorato almeno 5 settimane nei 12 mesi prima della cessazione, considerando solo le settimane con un minimo di 24 ore.

 

Relativamente a quest’ultimo punto, l’INPS specifica che la determinazione delle settimane deve seguire lo stesso criterio utilizzato per la determinazione dei contributi da versare: in pratica, bisognerà conteggiare il totale delle ore lavorate in un trimestre solare e dividerlo per 24; al risultato, che indica il numero di settimane di lavoro di un trimestre, bisognerà aggiungere quelle dei trimestri successivi corrispondenti ai 12 mesi antecedenti la risoluzione del rapporto e il cui totale sarà utile a realizzare il requisito di cui al punto 3.

 

Calcolo:

  • Per calcolare l’ammontare dell’indennità di disoccupazione bisognerà sommare tutte le retribuzioni imponibili previdenziali degli ultimi 4 anni, dividere il risultato così ottenuto per il numero di settimane di contribuzione e moltiplicare il tutto per il coefficiente 4.33;
  • Se il risultato così determinato è minore o uguale ad un dato importo che varia annualmente – e che per il 2019 è di euro 1.221,44 (circolare INPS n. 5/2019) – allora l’indennità sarà pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali; se, invece, è superiore all’importo appena delineato, l’indennità sarà data dal 75% di cui sopra a cui si aggiungerà il 25% della differenza tra la retribuzione mensile e il 75% della stessa.;
  • L’indennità mensile non può superare, in ogni caso e per l’anno 2019, l’importo di 1328,76 (circolare INPS 5/2019);
  • Inoltre, dal 91° giorno decorrente dall’inizio dell’erogazione dell’indennità, l’assegno mensile di disoccupazione si riduce ogni mese del 3%;
  • La NASpI è corrisposta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni (e non può superare i di 24 mesi).

 

Cause di sospensione, riduzione o decadenza:

Cosa succede se il collaboratore domestico, percettore dell’assegno di disoccupazione, instaura un nuovo rapporto di lavoro subordinato o intraprende un’attività lavorativa autonoma?

In questo caso è utile sottolineare che se in virtù di una nuova attività lavorativa, il percettore di NASpI vanta un reddito presunto annuo superiore al reddito minimo escluso da imposizione fiscale, la cui soglia varia a seconda che si tratti di lavoro subordinato o di lavoro autonomo (ossia, rispettivamente la soglia è di 8.000 e 4.000 euro annui), allora decade dall’assegno di disoccupazione;

Se, al contrario, il corrispettivo derivante da una nuova occupazione, incrementa il reddito annuo di un importo al di sotto dei valori appena menzionati, bisognerà allora distinguere se il rapporto di lavoro subordinato abbia una durata minore o maggiore a sei mesi:

Nel primo caso, infatti, l’indennità è sospesa per poi riprendere al termine del periodo di sospensione equivalente alla durata del nuovo rapporto di lavoro;

Nel secondo caso, invece, l’indennità è ridotta di un importo paro all’80% del reddito previsto, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio del contratto di lavoro subordinato e la data in cui termina il periodo di godimento della NASpI.

Stessa riduzione in caso di prestazioni autonome il cui reddito annuale del percettore di NASpI non superi i 4.000 euro.

 

 

Come fare richiesta dell’indennità di disoccupazione?

Al fine di avallare l’involontarietà della perdita del lavoratore, sarà utile che la colf, la badante o qualsiasi altro collaboratore domestico proceda a rendere una dichiarazione al Centro per l’Impiego che attesti, oltre all’attività precedentemente svolta, anche l’immediata disponibilità a svolgere una nuova attività lavorativa.

La domanda deve essere inoltrata telematicamente, attraverso il sito INPS e previo possesso del pin dispositivo oppure, in alternativa, è possibile rivolgersi ai patronati al fine di attivare l’intera procedura. La suddetta domanda, inoltre, deve essere presentata dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro e comunque non oltre il termine perentorio di 68 giorni.