Colf e Badanti: lavoro in nero e lavoro grigio



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Net Colf
17 Dicembre 18
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lavoro in nero e lavoro grigio per colf e badanti

COLF E BADANTI: Conviene non assicurare il personale domestico ?

I motivi per i quali si ricorre al lavoro in nero, in modo particolare nel settore domestico, sono molteplici e vari.

 

Assicurazione di colf e badanti dal punto di vista del datore di lavoro

Dal punto di vista del datore di lavoro procedere con una regolare assunzione di una colf, di una badante o di una baby sitter comporta una serie di adempimenti burocratici che potrebbero creare dubbi e perplessità fino a giungere alla conclusione che un accordo, anche verbale, tra le parti interessate sia la soluzione più semplice ed immediata.

Al pari delle altre tipologie contrattuali, anche per i lavoratori domestici è necessario stipulare un contratto individuale in forma scritta che riporti tutti gli estremi del rapporto che si pone in essere, quali, ad esempio, la durata, la mansione effettivamente svolta e il conseguente livello contrattuale, l’orario di lavoro concordato e la relativa retribuzione, tutti elementi che richiedono una buona conoscenza in primis del Ccnl Colf e Badanti.

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Una volta stipulato il contratto, l’assunzione risulta regolare nel momento in cui viene effettuata la  comunicazione all’INPS, attraverso un’apposita procedura telematica, entro le 24 ore antecedenti l’inizio del rapporto lavorativo.

La necessità di procedere in modo celere, unita il più delle volte all’esigenza di non affrontare costi aggiuntivi per l’eventuale supporto di un professionista del settore, rende molto più appetibile l’opzione di dar vita a rapporti lavorativi non conformi a quanto stabilito dalla legge.

Oltre alle incombenze burocratiche, altra causa che spinge i datori di lavoro ad occultare un’assunzione è data dal minor costo retributivo e contributivo derivante dal lavoro sommerso: è evidente, infatti, che un semplice accordo tra le parti comporta la totale libertà nello stabilire una retribuzione – totalmente svincolata dai minimi retributivi delineati dal Ccnl di categoria e dal corretto inquadramento del lavoratore – e il venir meno dell’obbligo di versare trimestralmente i contributi previdenziali ed assicurativi.

 

Assicurazione di colf e badanti dal punto di vista del lavoratore

Dal punto di vista del lavoratore, invece, la mancanza di un regolare contratto potrebbe portare ad alcuni benefici, come ad esempio la possibilità di continuare a percepire un’eventuale indennità di disoccupazione o la possibilità di non pagare le imposte sul reddito.

In relazione a quest’ultimo punto, infatti, quanto percepito dalla colf o dalla badante che lavora in nero non confluirà nell’annuale dichiarazione dei redditi con la conseguenza che l’imposta (IRPEF) da pagare sarà minima, se non nulla.

 

Il lavoro in nero per colf e badanti

Relativamente al primo aspetto, accade frequentemente che chi è destinatario dell’indennità di disoccupazione (ma lo stesso discorso può essere fatto anche per chi si trovi in CIG), in caso di nuovi rapporti lavorativi, soprattutto se riguardano collaborazione domestiche part-time, preferisca non regolarizzarli per l’intero periodo coperto dalla NASPI, con l’unico obiettivo di non rinunciare all’indennità che, ricordiamo, spetta di diritto solo quando effettivamente sussiste lo stato di disoccupazione.

Inoltre, sempre per sopperire a determinate esigenze economiche, è frequente rivolgersi a donne extracomunitarie, in modo particolare a quelle non munite di permesso di soggiorno, per collaborazioni domestiche o assistenza a persone non autosufficienti.

La ratio di tale fenomeno è semplice da intuire.

Per i datori di lavoro l’assunzione di donne extracomunitarie rappresenta un modo per ricevere prestazioni ad un minor costo, essendo queste ultime purtroppo meglio predisposte a ricevere compensi più bassi rispetto all’effettivo lavoro prestato e maggiormente disponibili a lavorare in regime di convivenza.

Se poi non sono munite di permesso di soggiorno, il costo può essere ancor più basso: l’unica soluzione, però, per porre in essere un rapporto di lavoro con una badante extracomunitaria irregolarmente entrata nel nostro paese è quello di assumerla in nero.

Dall’altra parte, per le lavoratrici “clandestine” l’assenza di un regolare contratto è l’unico escamotage possibile per trovare un’occupazione.

 

Il lavoro grigio per colf e badanti

Altra forma di lavoro irregolare è data da quello che comunemente è definito “lavoro grigio”.

Quest’ultimo, contrariamente al lavoro in nero, concretizza un tipo di rapporto al limite della regolarità: non è sconosciuto alla Pubblica Amministrazione ma non risulta conforme né alla legge né a  quanto sancito dal Contratto Collettivo dei domestici.

E’ ciò che succede quando, in presenza di una regolare assunzione, dal contratto si evincono elementi che non corrispondo alle reali modalità con le quali viene svolto il lavoro.

Un esempio calzante può essere quello relativo al fenomeno del c.d. “sottoinquadramento”, ossia si assume una semplice collaboratrice domestica, ma di fatto la lavoratrice svolge le mansioni tipiche di una badante (per la quale il Ccnl prevede un livello più alto ed una paga oraria maggiore rispetto a quelli delineati per una colf).

Medesima situazione si ha quando contrattualmente sono dichiarate meno ore rispetto a quelle realmente lavorate.

 

Conclusioni

In conclusione, quindi, da quanto fin qui esposto è semplice dedurre che ricorrere al lavoro in nero, o anche ad altre forme di lavoro irregolare (come ad esempio il lavoro grigio), non sempre rappresenta un’imposizione da parte del datore di lavoro, ma può anche essere frutto di un accordo di “comodo” tra le parti, dettato da necessità di natura prettamente economica.

Non bisogna però dimenticare che il lavoro irregolare e la relativa evasione contributiva, oltre a danneggiare in generale lo Stato, cela possibili conseguenze individuali per il datore di lavoro di gran lunga più onerose e fastidiose.

Si pensi ad esempio alle numerose vertenze che hanno ad oggetto le spettanze retributive che colf, badanti o baby sitter possono rivendicare al termine del rapporto lavorativo e alle sanzioni amministrative avverse il lavoro sommerso, motivi per i quali tutelare la lavoratrice domestica significa per il datore innanzitutto tutelare se stesso.

 

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