Domestici e “Bonus Renzi” (DL. N. 66/2014)



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28 Gennaio 19
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Domestici e  “Bonus  Renzi” (DL. N. 66/2014)

Il credito per lavoro dipendente ed assimilato (comunemente conosciuto come “Bonus Renzi” o “Bonus IRPEF”), introdotto dal dl. n. 66/2014 e successivamente confermato dalla l. n. 190/2014, è destinato a tutti i lavoratori dipendenti, e tra questi sono annoverati anche i collaboratori domestici.

L’unica differenza sussiste nelle modalità di erogazione: mentre per i “normali” lavoratori subordinati il bonus è anticipato automaticamente e mensilmente in busta paga dai datori di lavoro-sostituti di imposta (e recuperato dai medesimi tramite il meccanismo della compensazione), per i lavoratori domestici il beneficio è elargito sotto forma di rimborso o mediante l’istituto della compensazione, direttamente in sede di dichiarazione dei redditi, non essendo il datore di lavoro domestico un sostituto di imposta.

Bonus Renzi: Requisiti e calcoli

  • Chi sono i destinatari?

Destinatari sono i titolari di reddito da lavoro dipendente e di redditi assimilati; rientrano in tale categoria i redditi indicati dagli artt. 49, comma 1 e 50, comma 1, lett. a, b, c, c-bis, d, h-bis ed l del Testo Unico Imposte sul Reddito, come ad esempio:

  • I redditi derivanti da rapporti di lavoro caratterizzati dal vincolo della subordinazione;
  • I redditi derivanti dall’indennità mensile di disoccupazione;
  • I compensi percepiti dai lavoratori soci delle cooperative di produzione e lavoro, delle cooperative di servizi…”;
  • “Le indennità e i compensi percepiti a carico di terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti in relazione a tale qualità…”;
  • Le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante”;
  • le remunerazioni dei sacerdoti.

 

  • Requisiti e modalità di erogazione del bonus

L’erogazione del bonus è strettamente legata all’entità del reddito complessivo del dipendente relativo all’anno di riferimento (o periodo di imposta) e alla durata effettiva del rapporto di lavoro.

Per quanto concerne il primo aspetto, il reddito complessivo annuale (o imponibile fiscale) non deve essere né inferiore ad euro 8.174,00 (in quanto trattasi in questo caso di un reddito non assoggettabile ad IRPEF) e né superiore a 26.600 euro, precisando che:

  • Da 8.174,00 a 24.600,00 euro, l’importo del credito spettante è pieno e pari a 960,00 euro;
  • Da 24.601,00 a 26.600,00 euro, l’importo è ridotto e l’ammontare si determina sviluppando il seguente calcolo:

        960,00 x [(26.600,00 – RC)/2.000,00]

Il valore pecuniario del bonus, al pari del calcolo delle detrazioni da lavoro dipendente,  è parametrato al periodo di effettivo lavoro svolto nell’anno di imposta: l’importo pari a 960 euro annui (che corrispondono a circa 80,00 euro mensili) è calcolato sulla base di 365 giorni e  presuppone, quindi, che l’avente diritto abbia lavorato per tutti e 12 mesi; ciò implica che, in caso di rapporti di lavoro di durata inferiore a 12 mesi, il beneficio spettante al lavoratore dipendente sarà minore in quanto riproporzionato al numero dei giorni effettivamente lavorati.

Infine, essendo tale beneficio elargito automaticamente dal datore di lavoro in qualità di sostituto di imposta, può capitare che qualora in fase di conguaglio il reddito complessivo risulti essere inferiore o superiore al minimo e al massimo delineati dalla legge per la fruizione del credito in questione, il lavoratore dovrà restituire in un’unica soluzione quanto indebitamente percepito nel corso dei mesi precedenti. Per evitare che si verifichi tale situazione, è necessario che sia lo stesso lavoratore, sulla base di una previsione annua del suo reddito, a dichiarare espressamente di non voler percepire mensilmente in busta paga il “bonus Renzi”.

 

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