La malattia del lavoratore domestico e gli obblighi del datore di lavoro



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Net Colf
13 Novembre 18
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Cosa succede se il lavoratore domestico, convivente o non, si ammala?

Quali sono gli obblighi del lavoratore, quali quelli del datore di lavoro e in che modo i giorni di malattia sono retribuiti rientrano tra quelle non semplici questioni che il datore spesso si ritrova a dover affrontare.

 

Obblighi del lavoratore in malattia

In caso di malattia è compito del lavoratore “avvertire tempestivamente il datore di lavoro salvo cause di forza maggiore o obbiettivi impedimenti, entro l’orario contrattualmente previsto per l’inizio della prestazione lavorativa” ed è sua premura far pervenire il relativo certificato medico, indicante la prognosi di inabilità al lavoro, entro due giorni dal rilascio, ex art. 26, Ccnl Lavoro domestico.
Per i conviventi, invece, non è necessario l’invio del certificato medico, salvo che non sia espressamente richiesto dal datore di lavoro o la malattia non sia intervenuta nel corso delle ferie (o in periodi in cui il lavoratore non è presente presso l’abitazione del datore).

 

Diritti del lavoratore in malattia

Durante la malattia il lavoratore domestico ha diritto a percepire la retribuzione globale di fatto per determinati periodi la cui durata muta in relazione al grado di anzianità, ossia:

  • fino a 6 mesi di anzianità si pagano fino ad 8 giorni per anno solare
  • da 6 mesi a 2 anni di anzianità si pagano fino a 10 giorni per anno solare
  • oltre 2 anni si pagano fino ad un massimo di 15 giorni per anno solare.

Superati i limiti sopraindicati, l’assenza per malattia è considerata come un normale permesso non retribuito.
Il trattamento economico che in questi casi è corrisposto al dipendente, che in virtù dell’evento morboso risulta essere impossibilitato ad eseguire la prestazione, è interamente a carico del datore di lavoro e calcolato nel seguente modo:

  • fino al terzo giorno consecutivo, al dipendente spetta il 50% della retribuzione globale di fatto
  • dal quarto giorno in poi, al dipendente spetta il 100% della retribuzione globale di fatto

 

E per l’INPS?

E’ chiaro dunque che, a differenza di quanto accade per la generalità degli altri lavoratori, l’INPS non paga alcuna indennità.
I contributi che il datore versa con scadenza trimestrale, infatti, sono finalizzati alla copertura di prestazioni sanitarie e farmaceutiche, alla gestione pensioni di vecchiaia, alla maternità, ecc. , ma non danno diritto ad alcuna indennità economica di malattia.

 

Cosa c’è nella retribuzione globale di fatto?

Nel caso della malattia del lavoratore convivente, quando parliamo di retribuzione globale di fatto dobbiamo considerare che in quest’ultima non è compresa l’eventuale indennità sostitutiva di vitto e alloggio: l’indennità sostitutiva è infatti prevista solo in pochi casi eccezionale tra i quali è annoverata la situazione in cui l’assistente familiare convivente non trascorra la sua degenza in ospedale o presso il domicilio del datore di lavoro.

 

Il posto di lavoro viene conservato?

Inoltre, al lavoratore, convivente o non convivente, spetterà la conservazione del posto di lavoro per un periodo che, al pari di quanto indicato prima in relazione al trattamento economico, varia a seconda dell’anzianità di servizio maturata presso la medesima famiglia, ossia:

  • 10 giorni, per anzianità fino a sei mesi;
  • 45 giorni, se ha più di sei mesi e fino a due anni di servizio;
  • 180 giorni, se l’anzianità di servizio supera i due anni.

Trascorsi i suddetti periodi, il dipendente perde il diritto alla conservazione del posto e il datore può procedere, laddove lo ritenga necessario, alla risoluzione del rapporto di lavoro.

 

Vi consigliamo di leggere anche l’articolo su quanto costa esattamente una domestica, ricodandovi che Netcolf è a disposizione per qualunque dubbio e per sbrigare tutte le pratiche burocratiche per la corretta assunzione di colf e badanti.