Lavoro domestico: quali agevolazioni fiscali per il datore di lavoro?



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Net Colf
12 Novembre 18
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Al fine di incentivare, da un lato, una regolare contribuzione commisurata al numero di ore di lavoro effettivamente svolte dal collaboratore domestico e, dall’altro lato, di rendere meno oneroso il costo di tale lavoro, sono riconosciute al datore di lavoro due tipi di agevolazioni fiscali strettamente collegate al reddito del medesimo datore e al grado di autosufficienza della persona assistita.

 

Deduzione dei contributi versati all’INPS per lavoratori domestici

Il datore, infatti, può dedurre dal proprio reddito complessivo i contributi a suo carico versati all’INPS a favore dei lavoratori addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare fino all’importo annuo massimo di euro 1.549,37.

La suddetta agevolazione si traduce quindi in una deduzione, ossia in una riduzione del reddito complessivo dichiarato annualmente  su cui calcolare l’imposta dovuta.

A tal proposito è utile precisare che essendo la contribuzione versata trimestralmente, devono considerarsi solo gli importi pagati nell’anno fiscale di competenza: ad esempio, se consideriamo la dichiarazione dei redditi 2018, l’anno fiscale a cui bisogna fare riferimento è il 2017 e  quindi bisognerà, di regola, sommare i contributi dell’ultimo trimestre dell’anno precedente pagato entro il 10 gennaio 2017 e i primi tre dell’anno oggetto di competenza; l’ultimo trimestre (ottobre-novembre-dicembre 2017) confluirà quindi nella dichiarazione dei redditi 2019 relativo all’anno 2018.

Inoltre ai sensi dell’art. 10, TUIR, i contributi previdenziali sono deducibili a prescindere dalla situazione “fisica” in cui versa il la persona assistita e sono relativi alla sola quota a carico del datore di lavoro:  la quota a carico del dipendente, infatti,  è già dedotta al momento del pagamento delle retribuzioni essendo il reddito del lavoratore  già al netto della quota di contributi a suo carico.

 

Detrazione delle spese per addetti all’assistenza sanitaria

Il secondo tipo di agevolazione si concretizza in una detrazione del 19% delle spese per gli addetti all’assistenza sanitaria di persone non autosufficienti fino ad un importo massimo di  euro 2.100 e a condizione che il reddito annuo del datore di lavoro non superi i 40 mila euro.

In questo caso, quindi, si parla di detrazione da applicare all’imposta lorda in modo da diminuirne l’importo e, differentemente dalla deducibilità della precedente agevolazione, la presente detrazione si applica solo, ripetiamo, nel caso di spese sostenute per addetti all’assistenza personale di un soggetto non autosufficiente (art. 15, comma 1, lettera i-septies, TUIR).

 

Obblighi del lavoratore domestico in termini di fisco

Infine è utile ricordare che, a differenza di quanto accade per la gestione di un “normale” lavoratore dipendente, il datore di lavoro domestico non funge da sostituto di imposta e non ha dunque l’obbligo fiscale di trattenere al dipendente le imposte dovute  sui compensi percepiti.

E’ compito infatti del lavoratore effettuare autonomamente, e in fase di dichiarazione dei redditi, il versamento delle imposte dovute.

Tuttavia, l’art. 33, Ccnl Lavoro Domestico, prevede l’onere per i datori di lavoro di “rilasciare un’attestazione dalla quale risulti l’ammontare complessivo delle somme erogate nell’anno almeno 30 giorni prima della scadenza dei termini di presentazione della dichiarazione dei redditi, ovvero in occasione della cessazione del rapporto di lavoro”.

Pur non essendo un obbligo normativamente sanzionato, tale attestazione dei compensi facilita sia il lavoratore nella dichiarazione dei redditi e nell’eventuale rinnovo del permesso di soggiorno e sia il datore di lavoro nell’usufruire delle detrazioni relative alle spese per addetti all’assistenza personale di persone non autosufficienti.

 

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