Lavoro domestico sommerso



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Net Colf
21 Dicembre 18
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Badanti, cause per per risarcimenti e contributi

Lavoro domestico sommerso: come può il datore di lavoro gestire le pretese retributive, e non solo, di colf e badanti?

 

Il datore di lavoro domestico che occulta l’esistenza del rapporto che intercorre con la badante, la colf o la baby sitter, deve essere cosciente del fatto che su di lui potrebbero gravare conseguenze fastidiose ed economicamente onerose.

Oltre, infatti, alle sanzioni previste dalla legge in caso di mancata comunicazione del rapporto all’Ente previdenziale e quelle relative all’evasione e/o omissione contributiva, potrebbe, come accade nella maggior parte dei casi, dover far fronte ad eventuali richieste avanzate dalla lavoratrice circa le spettanze retributive per le prestazioni svolte; spettanze che difficilmente il datore di lavoro riesce a dimostrare di avere erogato, essendo i pagamenti, nella totalità dei casi e in assenza di un contratto, elargiti in contanti.

 

Cosa può fare il lavoratore assunto in nero

A tal proposito è utile ricordare che per la legge il lavoratore domestico assunto in nero rappresenta sempre la parte contrattualmente più debole e, a prescindere che ci sia stato oppure no il suo consenso iniziale, può in ogni momento (e comunque non oltre i 5 anni decorrenti dalla fine del rapporto di lavoro) denunciare il datore presso l’ispettorato del Lavoro oppure proporre un ricorso dinnanzi al Tribunale del Lavoro territorialmente competente.

In quest’ultimo caso, qualora il giudice accertasse l’esistenza di un rapporto irregolare, potrebbe obbligare il datore  al pagamento delle mancate retribuzioni, delle  ferie e dei permessi non goduti, del Tfr non accantonato, delle indennità di malattia o maternità non riconosciute a tempo debito ed ovviamente ai contributi non versati.

Dimostrare, poi, che quanto richiesto dalla colf o dalla badante, seppur in nero, è stato comunque corrisposto risulta essere un’impresa ardua e farraginosa, soprattutto se si considera che, come abbiamo già detto, nei casi di lavoro sommerso il pagamento avviene in contanti e quindi non vi è alcuna traccia degli stessi. E’ bene ricordare, a tale proposito, che nei rapporti di lavoro domestico non vi è obbligo di tracciabilità delle somme corrisposte.

 

Dove risolvere le controversie con le colf e badanti

Onde evitare di ritrovarsi, quindi, a dover dibattere della situazione in presenza di un giudice, è consigliabile  risolvere qualsiasi problema – inerente a ciò che la lavoratrice rivendica – in sede sindacale e raggiungere un accordo che abbia la finalità di scongiurare il rischio di una vertenza giudiziaria, soluzione questa che risulta vantaggiosa tanto per il datore di lavoro quanto per le collaboratrici domestiche che difficilmente potrebbero affrontare le spese derivanti da un ricorso in tribunale.

 

Cosa può fare il datore di lavoro per prevenire denunce

Inoltre, il datore di lavoro dovrebbe sempre munirsi di ricevute che possano formalmente confermare gli avvenuti pagamenti retributivi, sottolineando, però, che a prescindere dalla sede in cui si risolve la questione, questa potrebbe essere una forma di protezione solo per difendersi  da eventuali pretese economiche della lavoratrice e non anche per sottrarsi al versamento dei contributi non corrisposti e alle sanzioni amministrative previste per punire chi usufruisce in nero di prestazioni lavorative.