Salario minimo legale



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Net Colf
30 Marzo 19
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retribuzioni minime

SALARIO MINIMO LEGALE: QUALI SONO LE POSSIBILI CONSEGUENZE PER I DATORI DI LAVORO DOMESTICO?

Recentemente l’attuale Governo ha portato all’attenzione del legislatore un disegno di legge il cui fine mira a fissare per tutti i rapporti di lavoro subordinato e parasubordinato, e quindi anche per i rapporti di lavoro domestico, una paga minima oraria non inferiore a 9 euro lordi.

E’ sicuramente una novità importante per il nostro Paese in quanto attualmente non vi è alcuna legge che delinei una paga minima, essendo questa stabilita dalla contrattazione collettiva che, a seconda del settore di appartenenza del datore di lavoro e del livello di inquadramento del lavoratore, fissa gli importi retributivi orari minimi nel pieno rispetto di quanto sancito dall’art. 36 della Costituzione, secondo cui “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

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Per quanto non vi sia alcun obbligo di aderire alla contrattazione collettiva, relativamente all’aspetto retributivo la giurisprudenza è concorde nell’attribuire ai CCNL quell’efficacia “erga omnes” tipica della legge: Ciò significa che anche per quei rapporti lavorativi non coperti da accordi stipulati dalle rappresentanze sindacali dei datori e dei lavoratori, dovrebbero essere sempre rispettati gli importi minimi indicati nel Ccnl che meglio si adatta all’attività lavorativa prevalente di un’azienda.

L’obiettivo del disegno di legge, dunque, è quello di vincolare la stessa contrattazione collettiva al rispetto di un minimo retributivo orario, al di sotto del quale non è possibile alcun tipo di accordo e, allo stesso tempo, tutelare con una disposizione di legge ad hoc quei rapporti di lavoro che non sono regolati da alcun Contratto Collettivo.

Salario minimo: conseguenze positive o negative?

Se da un lato l’iniziativa mira a salvaguardare tutti i lavoratori, subordinati e parasubordinati,  e a garantire una retribuzione tale da far si che si concretizzi un’esistenza libera e dignitosa, dall’altro lato non poche potrebbero essere le conseguenze negative; in particolare, l’innalzamento del costo di un’ora di lavoro a 9 euro potrebbe disincentivare nuove assunzioni o, nel peggiore dei casi, alimentare il cd. lavoro in nero.

Relativamente al rapporto di lavoro domestico, poi, l’innalzamento della retribuzione minima oraria  comporterebbe sicuramente un onere maggiore difficilmente sostenibile per le famiglie, soprattutto se si considera la particolare natura del datore di lavoro ben lontana dalle caratteristiche che connotano un imprenditore.

Attualmente i minimi retributivi per i collaboratori domestici sono stabiliti dal Ccnl di categoria che, a seconda delle mansioni svolte dai lavoratori, delinea 4 livelli; ad ogni livello  corrisponde una  retribuzione minima oraria diversa e tutte sono  inferiori all’importo di 9 euro.

Laddove, quindi, fosse approvato tale disegno di legge, la contrattazione collettiva e il potere decisionale dei sindacati sarebbe vincolato alla normativa relativa ai salario minimo legale con la conseguenza che, a prescindere dal settore di appartenenza, dalla mansione svolta o dal livello di inquadramento, il costo di un’ora di lavoro non potrebbe mai essere inferiore all’importo retributivo stabilito dal legislatore.

In attesa di capire quale sarà l’evoluzione, per la gestione dei lavoratori domestici bisogna continuare a far riferimento alle tabelle retributive allegate al Ccnl Lavoratori domestici in cui sono  riportate le retribuzioni minime, differenziate a seconda del livello di inquadramento e della presenza oppure no del regime di convivenza.

A tal fine si consiglia di consultare il precedente articolo “Lavoratori domestici: nuovi minimi retributivi 2019”.