Si possono risparmiare i contributi da versare all’INPS !!



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Net Colf
01 Giugno 19
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Tredicesima mensilità

I contributi da versare all’INPS

Il rapporto di lavoro domestico, nonostante presenti particolarità e peculiarità legate tanto alla natura della prestazione quanto alla posizione socio-economica delle parti interessate, genera gli stessi obblighi e gli stessi doveri tipici di un “comune” rapporto di lavoro subordinato.

 

Pertanto, al dovere della colf o della badante di compiere con diligenza la prestazione oggetto dell’accordo, corrisponde l’obbligo del datore di elargire una retribuzione equa e proporzionata alla quantità e qualità del lavoro posto in essere dal lavoratore, nonché di procedere al versamento dei contributi INPS delle quote contributive  a suo carico e a carico del collaboratore domestico.

 

I lavoratori domestici, infatti, per le prestazioni svolte hanno il diritto a percepire la pensione di invalidità e di vecchiaia, l’assegno di disoccupazione, la copertura assicurativa in caso di infortunio sul lavoro, di malattie professionali e di maternità e possono richiedere direttamente all’INPS gli assegni familiari, tutte prestazioni queste finanziate mediante il versamento dei contributi che avviene ogni tre mesi secondo il seguente calendario:

  • Dal 1° al 10 aprile devono essere versati i contributi relativi al trimestre gennaio-marzo
  • Dal 1° al 10 luglio, i contributi relativi al trimestre aprile-giugno
  • Dal 1° al 10 gennaio, i contributi relativi al trimestre ottobre-dicembre

 

L’unica eccezione è data dalla cessazione del rapporto per dimissioni o licenziamento del lavoratore durante uno dei trimestri sopra indicati: in questo caso i contributi maturati dovranno essere versati entro 10 giorni dalla fine del rapporto lavorativo.

 

  • Gestione collaboratrice domestica
  • Offerta mensile
  • – Regolarizzazione contrattuale
    – Gestione delle buste paga
    – Versamento dei contributi
    – Liquidazione e licenziamento
  • Abbonati ora

Laddove i suddetti termini non dovessero essere rispettati, e quindi in caso di pagamenti tardivi o parziali, sono previste sanzioni pecuniarie a carico del datore di lavoro.

 

Sospensione

Può capitare, però, che si verifichino delle situazioni in cui il lavoratore è impossibilitato ad eseguire la prestazione pattuita e ciò comporta la delineazione di un periodo in cui, pur essendo formalmente ancora alle dipendenze del datore di lavoro, di fatto risulta essere assente.

 

Nell’ottica di agevolare il datore di lavoro che, come spesso accade, deve provvedere alla sostituzione del collaboratore domestico, durante il suddetto periodo di assenza viene meno  sia l’obbligo di corrispondere la retribuzione stabilita e sia quello di versare i contributi previdenziali ed assistenziali; conseguenza di ciò è che l’unico diritto riconosciuto al lavoratore risulta essere  solo quello volto alla conservazione del posto di lavoro in quanto, oltre alla mancata retribuzione,  non maturano ne ferie, ne permessi e ne ratei di 13°.

 

Nel dettaglio, ciò avviene nel caso di:

  • Fruizione del congedo obbligatorio di maternità; in tal caso – così come accade per la generalità delle lavoratrici madri – è corrisposta un’indennità erogata direttamente dall’INPS (e non dal datore di lavoro) e ai fini pensionistici è previsto l’accredito figurativo dei contributi;
  • malattia o infortunio, relativamente ai periodi in cui il datore non è tenuto ad erogare alcuna retribuzione e quindi non è tenuto neanche al versamento dei contributi;
  • aspettativa non retribuita (da non confondere con il diritto alle ferie).

 

Per quanto concerne quest’ultimo aspetto, la badante o la colf  – per motivi personali, quali ad esempio l’esigenza di rientrare nel proprio paese di origine o semplicemente l’avvenuta impossibilità nell’eseguire la prestazione pattuita – può chiedere al datore di lavoro un periodo di aspettativa.

 

Il datore non è obbligato ad accettare, ma nel caso in cui decida di assecondare la richiesta del collaboratore domestico, in virtù di quanto sopra detto, può procedere con la sospensione dei versamento dei contributi per tutto il periodo di assenza.

 

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Modalità di sospensione

La comunicazione della sospensione può essere fatta telematicamente dal datore, o da un suo intermediario, mediante l’apposito servizio on line che l’INPS mette a disposizione e le cui istruzioni operative sono illustrate dall’Ente medesimo con messaggio n. 1643/2016.

 

La procedura consente, infatti,  di comunicare la sospensione dell’obbligo contributivo in riferimento a uno specifico rapporto di lavoro e per un intero trimestre qualora la contribuzione non sia dovuta perché riferita ad una delle cause di sospensione sopra delineate (congedo per maternità, aspettativa per motivi personali,  malattia e/o infortunio di durata superiore a quella riconosciuta come retribuita).

 

Inoltre, sempre secondo quanto stabilito con la circolare sopra menzionata, si ricorda che:

La comunicazione è consentita per i trimestri dell’anno in corso non ancora scaduti o, se scaduti, entro la fine del mese di scadenza del pagamento” e che la sospensione è possibile “solo per i trimestri per i quali non è dovuto alcun contributo a qualsiasi titolo. La sospensione che ricade all’interno di trimestri parzialmente coperti da contribuzione è insita nella causale di pagamento e corrisponde alle settimane non indicate come lavorate”, motivo per il quale, in quest’ultimo caso, non è necessario ricorrere alla procedura della sospensione.