Trattamento di Fine Rapporto (T.F.R.) dei lavoratori domestici



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Net Colf
30 Novembre 18
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TFR colf e badanti

Un problema molto diffuso tra i datori di lavoro domestici è ravvisabile nella determinazione e corresponsione del trattamento di fine rapporto (o liquidazione/buonuscita) che di diritto spetta al lavoratore quando, a prescindere dalle cause, il rapporto di lavoro termina.

Il trattamento di fine rapporto di colf e badanti e non solo

Il T.F.R. può anche essere anticipato annualmente laddove il dipendente mostri interesse a percepirlo anno per anno e non al termine del rapporto: il lavoratore domestico, infatti, a differenza di quanto accade alle altre categorie di lavoratori subordinati, non è soggetto né all’obbligo del rispetto del periodo minimo di 8 anni (decorrenti dalla data di assunzione) e né all’obbligo di specifiche giustificazioni per poter richiedere a fine anno l’anticipo della liquidazione. A tal riguardo è utile far riferimento a quanto sancito dall’art. 40, comma 2, Ccnl Domestici, secondo  cui “il datore può anticipare per non più di una volta all’anno il t.f.r nella misura massima del 70% di quanto maturato”.

 

Ciò comporta per le famiglie la necessità, meglio sopperita se assistiti da professionisti del settore, di procedere a calcoli esatti per determinare la quota di T.F.R. da corrispondere con l’ultima busta paga oppure annualmente in caso di richiesta anticipata.

 

Maturazione del T.F.R.

Considerando che la quota T.F.R  matura in relazione ad ogni giornata retribuita e quindi anche nei periodi di assenza per ferie, malattia, infortunio, maternità, congedo matrimoniale  o in relazione al periodo di prova (se superiore a 15 giorni), seguito da risoluzione del rapporto, possiamo dire che per determinare la quota da accantonare bisogna innanzitutto fa riferimento alla retribuzione annua lorda.

 

La retribuzione annua lorda (R.A.L), corrisposta al dipendente, è calcolata moltiplicando la retribuzione globale di fatto mensile – comprensiva del rateo di tredicesima ed eventuale indennità sostitutiva di vitto e alloggio (in presenza di convivenza) – per 12 mesi  oppure, nel caso di prestazioni inferiori all’anno, per il numero dei mesi  di effettivo lavoro (ricordando che è valutato come mese intero ogni frazione superiore a 15 giorni).

 

Il totale così ricavato deve essere diviso per  13,5 e il risultato che ne deriva determina la quota annua da accantonare (o da corrispondere nel caso di cessazione del rapporto lavorativo nell’anno in corso).

 

In presenza di rapporti lavorativi longevi, dal secondo anno le quote di T.F.R  accantonate al 31/12 dell’anno precedente, devono essere rivalutate sulla base di coefficienti stabiliti annualmente dall’ISTAT. La ratio di tale rivalutazione consiste nel fatto che esiste una sorta di sfasamento tra il momento della maturazione e il momento in cui effettivamente il dipendente percepisce quella determinata somma, divario, dunque, che determina in capo al datore di lavoro un onere aggiuntivo al fine di tutelare ciò che al lavoratore spetta di diritto.

 

La quota del T.F.R, accantonata e rivalutata nelle modalità di cui sopra,  sommata alla quota relativa all’ultimo anno di lavoro (calcolata fino al momento esatto della cessazione) determina  l’importo finale che il datore dovrà corrispondere al lavoratore nel caso di cessazione del rapporto.

 

Dichiarazione dei redditi del domestico

Infine, si ricorda che:

  • il T.F.R. è soggetto a tassazione separata in quanto costituente reddito percepito dal dipendente in un momento successivo al periodo di maturazione;
  • il datore di lavoro domestico non è sostituto d’imposta.

Ciò significa che è onere dei collaboratori domestici, in caso di anticipazione o liquidazione del trattamento di fine rapporto, procedere con la dichiarazione dei redditi nella quale indicare l’importo del  T.F.R. percepito al fine di determinare l’imposta da versare.